Riposo durante la fuga in Egitto

Riferimento: S37021
Autore Pier Francesco MOLA
Anno: 1640 ca.
Misure: 315 x 472 mm
1.300,00 €

Riferimento: S37021
Autore Pier Francesco MOLA
Anno: 1640 ca.
Misure: 315 x 472 mm
1.300,00 €

Descrizione

Acquaforte e bulino, 1640 circa, firmato in basso a destra, al termine della dedica “Pierfran.co Mola D.D.” Da un dipinto di Francesco Albani.

Bell’esemplare, impresso su carta vergata coerva, rifilato alla linea marginale, sporadiche fioriture, nel complesso in buono stato di conservazione.

Come l’incisore dichiara nella dedica a Baldassare Torresani, la composizione deriva da un dipinto di Francesco Albani.

Secondo il Bartsch la lastra sarebbe stata terminata da un altro incisore, anonimo e meno capace del Mola., che aggiunse l'angelo che conduce l’asino e la metà inferiore dell'ala dell'angelo più vicino all'osservatore.

Bibliografia

Bartsch XIX.204.4; D'Amico and Bellini 1978, no. 16

Pier Francesco MOLA (Como 1612 - Roma 1666)

Pittore e disegnatore, figlio di Giovanni Battista Mola. Le sue opere più caratteristiche sono quelle di piccole dimensioni, scene intensamente romantiche tratte dalla Bibbia, dalla mitologia classica e da soggetti di Torquato Tasso, ritratti in paesaggi ispirati all’arte Veneziana. Inoltre, ricevette anche importanti commissioni pubbliche per affreschi e pale d’altare, raggiungendo con la maturità artistica una notevole sintesi della pittura romana gran maniera del XVIII secolo, con un chiaroscuro più forte e una tavolozza più ricca di quella veneziana del secolo precedente. Fu disegnatore prolifico e versatile, che disegnava per piacere e in preparazione di commissioni; fu anche un brillante caricaturista che ironizzava su se stesso, sugli amici e su bersagli un po’ più canonici, come chierici e mecenati.

Bibliografia

Bartsch XIX.204.4; D'Amico and Bellini 1978, no. 16

Pier Francesco MOLA (Como 1612 - Roma 1666)

Pittore e disegnatore, figlio di Giovanni Battista Mola. Le sue opere più caratteristiche sono quelle di piccole dimensioni, scene intensamente romantiche tratte dalla Bibbia, dalla mitologia classica e da soggetti di Torquato Tasso, ritratti in paesaggi ispirati all’arte Veneziana. Inoltre, ricevette anche importanti commissioni pubbliche per affreschi e pale d’altare, raggiungendo con la maturità artistica una notevole sintesi della pittura romana gran maniera del XVIII secolo, con un chiaroscuro più forte e una tavolozza più ricca di quella veneziana del secolo precedente. Fu disegnatore prolifico e versatile, che disegnava per piacere e in preparazione di commissioni; fu anche un brillante caricaturista che ironizzava su se stesso, sugli amici e su bersagli un po’ più canonici, come chierici e mecenati.