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| Riferimento: | A53181 |
| Autore | Francesco GIOVANE (Giovani, Juveni, Juvanis) |
| Anno: | 1640 ca. |
| Misure: | 290 x 395 mm |
| Riferimento: | A53181 |
| Autore | Francesco GIOVANE (Giovani, Juveni, Juvanis) |
| Anno: | 1640 ca. |
| Misure: | 290 x 395 mm |
Rarissima prova di stampa
Acquaforte, circa 1640, priva di firma ed indicazioni editoriali.
Prova di stampa, avanti la lettera, con il solo stemma araldico nella parte inferiore. Nella versione definitiva (secondo stato per la letteratura) nella parte inferiore compare la dedica a Pietro Gambardella firmata da Giovanni Battista Gambardella e la lastra viene firmata da Francesco Giovane.
La composizione deriva, in controparte e con numerose varianti, dall'omonimo affresco del Domenichino in Sant' Andrea della Valle (circa 1622). L’opera veniva assegnata da Bartch a Pier Francesco Mola, ma Paolo Bellini (1983, Catalogo descrittivo) ha proposto la ricostruzione del corpus incisorio attribuibile al Giovane, assegnandogli con certezza nove acqueforti.
Francesco Giovane fu dapprima discepolo di Andrea Sacchi e poi di Pier Francesco Mola fino alla morte di quest'ultimo, avvenuta nel 1666. Di Mola imitò tanto perfettamente la maniera in "varie opere per prìncipi e signori" che alcune sue opere sono state credute del maestro. La produzione incisoria del Giovani, caratterizzata prevalentemente da acqueforti, è molto più conosciuta e studiata di quella pittorica che pure dovette essere preponderante. Nel 1983 Paolo Bellini ha proposto uno studio organico del catalogo complessivo del Giovani, e al suo saggio si rimanda per approfondire la conoscenza dell'opera sia pittorica sia incisoria dell'artista. Secondo la ricostruzione dello studioso, nove acqueforti costituiscono a tutt'oggi il corpus incisorio attribuibile con certezza al Giovani.
Acquaforte, impressa con tono su sottile carta vergata coeva con filigrana “giglio nel cerchio con corona”, rifilata al rame, in perfetto stato di conservazione. Meraviglioso esemplare con i tipici graffi di lastra caratteristici delle primissime prove.
Sono conosciuti solo altri due esemplari di questa rarissima prova di stampa, conservati al Rijks Museum di Amsterdam e al British Museum di Londra.
Bibliografia
Bartsch, Le Peintre graveur (XIX.206.5) (Mola); P. Bellini in The Illustrated Bartsch (4704.008 S1/4) (Giovane); Nagler G.K., Neues Allgemeines Künstler-Lexikon, V, p. 361; Le Blanc C., Manuel de L'amateur D'estampes, n. 3 p. 35.
Francesco GIOVANE (Giovani, Juveni, Juvanis) (Roma 1611 - 1669)
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Nacque a Roma nel 1611, come si rileva dalla breve nota biografica che Nicola Pio dedicò all'artista. Da essa si apprende che fu dapprima discepolo di Andrea Sacchi e poi di Pier Francesco Mola fino alla morte di quest'ultimo avvenuta nel 1666. Di Mola imitò tanto perfettamente la maniera in "varie opere per prìncipi e signori" che alcune sue opere sono state credute del maestro. Solo recentemente, la fondamentale monografia di Cocke su Mola ha consentito di restituire al Giovani una serie di dipinti tradizionalmente assegnati al suo maestro, evidenziando il rapporto diretto che lega le opere dei due artisti sia dal punto di vista stilistico che contenutistico. Un'acquaforte, in particolare, Giuseppe riconosciuto dai fratelli, deriva in controparte da una delle opere di Mola più conosciute e apprezzate. Si tratta di un affresco, terminato nel 1657, che faceva parte della decorazione della galleria di Alessandro VII nel palazzo del Quirinale (oggi sala gialla). Nell'affresco di Mola è evidente, in particolar modo nel gruppo di Giuseppe e i fratelli, di stampo raffaellesco, il tentativo di adeguamento dell'artista ai modi del classicismo recentemente affermatosi nell'ambiente pittorico romano, mentre nella resa delle architetture e del paesaggio permangono quegli aspetti cortoneschi e neoveneti peculiari del suo stile. Tali aspetti si ritrovano nell'incisione tratta dall'affresco. È infatti tipica del G. l'abilità di mediare tra posizioni quasi antitetiche che molto probabilmente gli derivò dal suo apprendistato presso artisti di diversa impostazione.
La produzione incisoria del Giovani, caratterizzata prevalentemente da acqueforti, è molto più conosciuta e studiata di quella pittorica che pure dovette essere preponderante. L'elenco dei dipinti a lui attribuibili con certezza comprende nove tele, tra cui il Battesimo di Cristo per la chiesa di S. Maria del Carmine ad Ascoli Piceno; un Guerriero a mezzo busto con barba alla Galleria Pallavicini di Roma, assegnato al G. dall'antico inventario manoscritto della galleria; una Visione di s. Bruno (Alnwick Castle, Northumberland), un Omero che detta (Chicago Art Institute); e una Presentazione al tempio per l'oratorio di S. Maria in Trivio a Roma. Sempre a Roma sono conservati altri tre dipinti attribuiti con certezza al G.: due Ritratti di vecchio (Accademia nazionale di S. Luca) e un S. Giovanni Battista (Galleria Pallavicini), quest'ultimo stilisticamente molto vicino alla Presentazione al tempio di S. Maria in Trivio. Nel 1983 Bellini ha proposto uno studio organico del catalogo complessivo del Giovani, e al suo saggio si rimanda per approfondire la conoscenza dell'opera sia pittorica sia incisoria dell'artista. Secondo la ricostruzione dello studioso, nove acqueforti costituiscono a tutt'oggi il corpus incisorio attribuibile con certezza al Giovani.
Fra di esse ricordiamo, oltre a quelle già menzionate, il Sogno di Giuseppe, noto in un solo esemplare conservato al Gabinetto nazionale delle stampe di Roma (Kuhnmünch, pp. 70, 72 n. 49); l'Aurora, anch'essa appartenente alla collezione del Gabinetto nazionale delle stampe, firmata "Fran.co Giovane" e forse di sua invenzione; il Martirio di s. Andrea, conservato in numerose collezioni, noto in quattro diversi stati, stampato con una discreta tiratura e tratto dall'omonimo affresco del Domenichino in S. Andrea della Valle; un Bambino Gesù con quattro angeli, conosciuto nell'unico esemplare dell'Albertina di Vienna e con scarsa tiratura; e infine un Saturno, anch'esso di sua invenzione, di cui si conservano tre stati in diversi musei europei, quali il British Museum di Londra, l'Albertina di Vienna e il Gabinetto nazionale delle stampe di Roma. Questo soggetto, pur mantenendo inalterati gli attributi consueti della tradizione iconografica, se ne discosta compositivamente sia per il punto di vista molto ravvicinato sia per il basamento classico che costringe la figura in primo piano, rendendo la sua interpretazione non convenzionale.
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Francesco GIOVANE (Giovani, Juveni, Juvanis) (Roma 1611 - 1669)
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Nacque a Roma nel 1611, come si rileva dalla breve nota biografica che Nicola Pio dedicò all'artista. Da essa si apprende che fu dapprima discepolo di Andrea Sacchi e poi di Pier Francesco Mola fino alla morte di quest'ultimo avvenuta nel 1666. Di Mola imitò tanto perfettamente la maniera in "varie opere per prìncipi e signori" che alcune sue opere sono state credute del maestro. Solo recentemente, la fondamentale monografia di Cocke su Mola ha consentito di restituire al Giovani una serie di dipinti tradizionalmente assegnati al suo maestro, evidenziando il rapporto diretto che lega le opere dei due artisti sia dal punto di vista stilistico che contenutistico. Un'acquaforte, in particolare, Giuseppe riconosciuto dai fratelli, deriva in controparte da una delle opere di Mola più conosciute e apprezzate. Si tratta di un affresco, terminato nel 1657, che faceva parte della decorazione della galleria di Alessandro VII nel palazzo del Quirinale (oggi sala gialla). Nell'affresco di Mola è evidente, in particolar modo nel gruppo di Giuseppe e i fratelli, di stampo raffaellesco, il tentativo di adeguamento dell'artista ai modi del classicismo recentemente affermatosi nell'ambiente pittorico romano, mentre nella resa delle architetture e del paesaggio permangono quegli aspetti cortoneschi e neoveneti peculiari del suo stile. Tali aspetti si ritrovano nell'incisione tratta dall'affresco. È infatti tipica del G. l'abilità di mediare tra posizioni quasi antitetiche che molto probabilmente gli derivò dal suo apprendistato presso artisti di diversa impostazione.
La produzione incisoria del Giovani, caratterizzata prevalentemente da acqueforti, è molto più conosciuta e studiata di quella pittorica che pure dovette essere preponderante. L'elenco dei dipinti a lui attribuibili con certezza comprende nove tele, tra cui il Battesimo di Cristo per la chiesa di S. Maria del Carmine ad Ascoli Piceno; un Guerriero a mezzo busto con barba alla Galleria Pallavicini di Roma, assegnato al G. dall'antico inventario manoscritto della galleria; una Visione di s. Bruno (Alnwick Castle, Northumberland), un Omero che detta (Chicago Art Institute); e una Presentazione al tempio per l'oratorio di S. Maria in Trivio a Roma. Sempre a Roma sono conservati altri tre dipinti attribuiti con certezza al G.: due Ritratti di vecchio (Accademia nazionale di S. Luca) e un S. Giovanni Battista (Galleria Pallavicini), quest'ultimo stilisticamente molto vicino alla Presentazione al tempio di S. Maria in Trivio. Nel 1983 Bellini ha proposto uno studio organico del catalogo complessivo del Giovani, e al suo saggio si rimanda per approfondire la conoscenza dell'opera sia pittorica sia incisoria dell'artista. Secondo la ricostruzione dello studioso, nove acqueforti costituiscono a tutt'oggi il corpus incisorio attribuibile con certezza al Giovani.
Fra di esse ricordiamo, oltre a quelle già menzionate, il Sogno di Giuseppe, noto in un solo esemplare conservato al Gabinetto nazionale delle stampe di Roma (Kuhnmünch, pp. 70, 72 n. 49); l'Aurora, anch'essa appartenente alla collezione del Gabinetto nazionale delle stampe, firmata "Fran.co Giovane" e forse di sua invenzione; il Martirio di s. Andrea, conservato in numerose collezioni, noto in quattro diversi stati, stampato con una discreta tiratura e tratto dall'omonimo affresco del Domenichino in S. Andrea della Valle; un Bambino Gesù con quattro angeli, conosciuto nell'unico esemplare dell'Albertina di Vienna e con scarsa tiratura; e infine un Saturno, anch'esso di sua invenzione, di cui si conservano tre stati in diversi musei europei, quali il British Museum di Londra, l'Albertina di Vienna e il Gabinetto nazionale delle stampe di Roma. Questo soggetto, pur mantenendo inalterati gli attributi consueti della tradizione iconografica, se ne discosta compositivamente sia per il punto di vista molto ravvicinato sia per il basamento classico che costringe la figura in primo piano, rendendo la sua interpretazione non convenzionale.
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