Cerere e Fitalo

Riferimento: S24578
Autore Salvator ROSA
Anno: 1662 ca.
Misure: 235 x 355 mm
900,00 €

Riferimento: S24578
Autore Salvator ROSA
Anno: 1662 ca.
Misure: 235 x 355 mm
900,00 €

Descrizione

Acquaforte e puntasecca, circa 1662, firmata in lastra in basso al centro.

Esemplare nel secondo stato di due, con la lastra ritoccata nel piede destro di Fitalo e nel profilo di Cerere, alla quale viene, inoltre, aggiunta una terza ciocca di capelli.

Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “giglio nel cerchio e grappolo d’uva” (databile alla seconda metà del XVII secolo), con un bel tono di lastra, ampli margini, in perfetto stato di conservazione.

L’opera descrive il mito di Cerere che, ospitata da Fitalo nella sua casa, in segno di gratitudine gli dona l’albero di fico che era sino ad allora sconosciuto agli uomini.

Alcuni studiosi sostengono che il soggetto sia ispirato dalla Vita di Teseo di Plutarco ed altri che invece l’opera sia più banalmente dovuta alla predilezione dell’artista per il frutto del fico.

“L’incisione è citata in una lettera scritta da Salvator Rosa all’amico Ricciardi nel 1662 dal suo eremo nella villa di Strozzavolpe presso Poggibonsi, insieme ad altre celebri realizzazioni: Policrate, Democrito, Alessandro e Diogene, l’Accademia di Platone, Diogene getta la scodella, e la Morte di Attilio Regolo. Si può concludere perciò che il 1662 fu un anno particolarmente felice e fecondo per il Rosa incisore, che ha legato la sua fama di grande artista grafico proprio ai rami eseguiti in questo periodo. Il soggetto raffigurato nella nostra stampa illustra il mito di Cerere che, ospitata da Fitalo nella sua casa, gli dona l’albero di fico sino ad allora sconosciuto agli uomini, in segno di gratitudine. La fonte da cui Rosa trae ispirazione nelle sue letture colte, è da ricercare nel Periegesis tes Ellados (I, 37, 24) di Pausania o nella Vita di Teseo (cap. XXIII) di Plutarco, ma alcuni critici hanno collegato questo soggetto con la nota predilezione dell’artista per il frutto del fico, riportata dal suo biografo Baldinucci.La scena raffigurata nell’incisione appare improntata ad una compostezza classica, per quanto sia stato notato che gli atteggiamenti delle due figure derivino dalla mimica del teatro contemporaneo, ampiamente noto e praticato dall’artista” (cfr. Massari, Tra Mito ed Allegoria, p. 446).

Bibliografia

Bartsch / Le Peintre graveur (XX.275.19); Wallace 1979 / The Etchings of Salvator Rosa (112.II); Salamon 98; S. Massari, Tra Mito ed Allegoria, p. 446, 170, II/II.

Salvator ROSA (Napoli 1615 - Roma 1673)

Analogamente al Testa, al Castiglione e al Della Bella, Salvator Rosa sentì l’incisione come il mezzo tecnico più adatto ad esprimere il suo linguaggio espressivo ed infatti, insieme agli artisti sopra citati, è da considerarsi un protagonista della storia dell’incisione italiana del '600. Esponente di una vasta cultura eclettica, i suoi molteplici interessi figurativi avevano come poli il classicismo carraccesco, il naturalismo del Ribera, la pittura romana contemporanea e il mondo antico. Da quest’ultimo in particolare il Rosa sembra trarre spunto per le sue colte composizioni incise che, come già nel Testa, si ricollegano alle tematiche care alla filosofia stoica, glorificando le virtù con allegorie assai complesse e costruite. A questo aspetto va aggiunto anche l’interesse per il mondo esoterico che gli ispirò composizioni negromantiche in pitture. La sua grande abilità tecnica e la padronanza del mezzo incisorio all’acquaforte hanno fatto sì che le stampe di Salvator Rosa venissero apprezzate sin dall’antichità, copiate e ricercate da collezionisti e mercanti.

Salvator ROSA (Napoli 1615 - Roma 1673)

Analogamente al Testa, al Castiglione e al Della Bella, Salvator Rosa sentì l’incisione come il mezzo tecnico più adatto ad esprimere il suo linguaggio espressivo ed infatti, insieme agli artisti sopra citati, è da considerarsi un protagonista della storia dell’incisione italiana del '600. Esponente di una vasta cultura eclettica, i suoi molteplici interessi figurativi avevano come poli il classicismo carraccesco, il naturalismo del Ribera, la pittura romana contemporanea e il mondo antico. Da quest’ultimo in particolare il Rosa sembra trarre spunto per le sue colte composizioni incise che, come già nel Testa, si ricollegano alle tematiche care alla filosofia stoica, glorificando le virtù con allegorie assai complesse e costruite. A questo aspetto va aggiunto anche l’interesse per il mondo esoterico che gli ispirò composizioni negromantiche in pitture. La sua grande abilità tecnica e la padronanza del mezzo incisorio all’acquaforte hanno fatto sì che le stampe di Salvator Rosa venissero apprezzate sin dall’antichità, copiate e ricercate da collezionisti e mercanti.