Tre Amorini che trasportano un quarto

Riferimento: S35377
Autore Enea VICO
Anno: 1560 ca.
Misure: 218 x 316 mm
1.500,00 €

Riferimento: S35377
Autore Enea VICO
Anno: 1560 ca.
Misure: 218 x 316 mm
1.500,00 €

Descrizione

Cupido, con una freccia nella mano destra, sorretto da tre putti alati; una faretra a terra davanti a loro; sullo sfondo a sinistra Apollo che insegue Dafne, trasformata in albero; città e paesaggio sullo sfondo.

Acquaforte e bulino, 1530 circa, privo di firma, in basso a destra 'FR. PAR./INVENTOR'. Da un soggetto di Parmigianino.

Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “scudo con colomba su tre monti”(Briquet, 12250), completa oltre la linea marginale, timbro di possesso nell’angolo inferiore sinistro, nella tavoletta in basso destra, dopo il nome dell’inventor, antica nota manoscritta con data “1530”, piega di carta in basso a sinistra, nel complesso in ottimo stato d conservazione.

La composizione deriva da un disegno perduto del Parmigianino, di cui si conserva un’antica copia nella collezione del British Museum (cfr Popham, n. OC2).

L’incisione, anonima, sconosciuta al Bartsch è attribuita a Enea Vico da Phyllis Deaborn Massar, sulla base delle indubbie affinità stilistiche:

“This note is in the form of a query. While inventorying the 275 prints in the Metropolitan Museum of Art's Mariette Album of prints by or after Parmigianino (inv. no. 27.78.2) I found three prints, so far unattributed, which I thought might be by Enea Vico (1520-70). I present my arguments here with the hope that some more expert eye than mine may be able to support my attributions or suggest more plausible ones. Four Putti in a Landscape (27.78.2.178), 314 x 215 mm, etching and engraving, not in Bartsch (fig. 158).  At the lower right within the plate is a tablet with the inscription FR:PAR:/ INVENTOR (and, in pen, Mariette 1697). A number of prints by Vico contain similar inscriptions, which are variations on the credit to Parmigianino (Bartsch 17, 30, p. 27.289.17; Bartsch 27, TIB, 30, p. 38.294.27; Bartsch 39, TIB, 30, p. 55.301.39). These and other prints by Vico are in the Mariette Album, Leaves 65-69 and 71. Immediately preceding these, on Leaf 64, is this print, Mariette seemingly making a connection. Stylistically, there seems to me no doubt that this print is by Vico. Note the horizontal parallel shading, interrupted by fluffy clouds; the shading of limbs; the carefully delineated locks of hair and the feet; cross- hatched shadows of figures; the undulating foregrounds with weedy Plants. A drawing of the putti, described as an old copy of a Parmigianino drawing, is in the British Museum (1870- 8-13-904; Popham I, p. 233, 2; III, pl. 267). Popham cites this print but with no suggestion as to printmaker”.

Bibliografia

Nagler, Monogr. VIII.515.16; Popham, Catalogue of the Drawings by Parmigianino, 1971, p. 233, OC 2; P. Dearborn Massar, Three prints by Enea Vico?, in “Print Quarterly”, 2007,3, p. 282, fig. 158 (attributed to Enea Vico).

Enea VICO (Parma 1523 - Ferrara 1567)

Enea, figlio di Francesco, è antiquario, disegnatore, incisore e numismatico. Nasce a Parma il 19 gennaio 1523 e non nel 1521 come stabilisce l’Huber. Dopo aver acquisito una prima formazione letteraria e artistica in questa città, e forse conosciuto i principi del disegno alla scuola di Giulio Romano, Enea si trasferisce a Roma nel 1541. Nella città pontificia Enea lavora per Tommaso Barlacchi, lo stampatore che compare al suo fianco come incisore in una serie di grottesche edite nel 1542. Nel clima classicheggiante ed erudito della città, il suo stile si affina sui modelli di Perin del Vaga e di Francesco Salviati, pur sempre interpretati secondo la lezione di Parmigianino. Entro il V decennio del secolo il Vico, dopo aver assimilato la lezione dei grandi maestri, Marcantonio, Agostino Veneziano, Caraglio, Bonasone, acquisisce uno stile personale che lo porta a realizzare le sue stampe migliori. Lasciata Roma per Venezia, il Vico soggiorna a Firenze presso Cosimo I prima di stabilirsi a Venezia dove, a detta del Vasari, era andato nel 1557. Successivamente nel 1563 passa al servizio di Alfonso d’Este a Ferrara rimanendovi fino alla morte avvenuta il 17 agosto 1567. Di Vico rimangono circa 500 incisioni a bulino: ritratti, serie di vasi antichi, gemme e cammei, incisioni da opere di Raffaello, Michelangelo, Salviati, ecc.; la raccolta Le immagini delle donne auguste (tratte da medaglie romane, 1557). La sua fama di numismatico trova conferma nei volumi Immagini con tutti i riversi trovati et le vite degli imperatori (1548); Discorsi sopra le medaglie degli antichi (1555); Commentari alle antiche medaglie degli imperatori romani (1560).

Enea VICO (Parma 1523 - Ferrara 1567)

Enea, figlio di Francesco, è antiquario, disegnatore, incisore e numismatico. Nasce a Parma il 19 gennaio 1523 e non nel 1521 come stabilisce l’Huber. Dopo aver acquisito una prima formazione letteraria e artistica in questa città, e forse conosciuto i principi del disegno alla scuola di Giulio Romano, Enea si trasferisce a Roma nel 1541. Nella città pontificia Enea lavora per Tommaso Barlacchi, lo stampatore che compare al suo fianco come incisore in una serie di grottesche edite nel 1542. Nel clima classicheggiante ed erudito della città, il suo stile si affina sui modelli di Perin del Vaga e di Francesco Salviati, pur sempre interpretati secondo la lezione di Parmigianino. Entro il V decennio del secolo il Vico, dopo aver assimilato la lezione dei grandi maestri, Marcantonio, Agostino Veneziano, Caraglio, Bonasone, acquisisce uno stile personale che lo porta a realizzare le sue stampe migliori. Lasciata Roma per Venezia, il Vico soggiorna a Firenze presso Cosimo I prima di stabilirsi a Venezia dove, a detta del Vasari, era andato nel 1557. Successivamente nel 1563 passa al servizio di Alfonso d’Este a Ferrara rimanendovi fino alla morte avvenuta il 17 agosto 1567. Di Vico rimangono circa 500 incisioni a bulino: ritratti, serie di vasi antichi, gemme e cammei, incisioni da opere di Raffaello, Michelangelo, Salviati, ecc.; la raccolta Le immagini delle donne auguste (tratte da medaglie romane, 1557). La sua fama di numismatico trova conferma nei volumi Immagini con tutti i riversi trovati et le vite degli imperatori (1548); Discorsi sopra le medaglie degli antichi (1555); Commentari alle antiche medaglie degli imperatori romani (1560).