Madonna di San Girolamo

Riferimento: S30681
Autore Agostino CARRACI
Anno: 1586
Misure: 332 x 484 mm
1.300,00 €

Riferimento: S30681
Autore Agostino CARRACI
Anno: 1586
Misure: 332 x 484 mm
1.300,00 €

Descrizione

Acquaforte, 1586, datata e firmata in lastra in basso a destra.

Esemplare nel III stato, di IV, con l'indirizzo dell'editore Rascicotti.

Ottima prova, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame, in ottimo stato di conservazione.

L’incisione riproduce una celebre pala del Correggio, come esplicitamente dichiarato nella didascalia, dipinta per la cappella gentilizia della famiglia Bergonzi, nella chiesa di Sant’Antonio a Parma, oggi conservata nella Pinacoteca Nazionale della città.

Il soggetto è di natura mistica: S. Girolamo, ormai anziano, presenta e offre a Gesù la sua traduzione della Bibbia, dall’ebraico al latino, la cosiddetta Vulgata, a cui aveva atteso per anni, su incarico di papa Damaso. Le figure della composizione sono disposte a semicerchio: il Santo, a cui piedi è rappresentato il leone da lui guarito, un angelo che sfoglia il volume per il Bambino, mentre la Vergine lo tiene in grembo con la Maddalena è chinata dolcemente su di lui, e sulla destra un altro angelo che osserva la scena di sbieco, tenendo nella mano un vaso di unguenti, attributo della santa.

Secondo il Malvasia, l’incisione di Agostino deriverebbe non dalla pala originale, ma dalla stampa che ne trasse Cort, e anzi in concorrenza con questa. La sua teoria fu però rifiutata da Ostrow, anzitutto non solo perché nel 1586 Cort era morto ormai da otto anni e dunque non avrebbe avuto alcun senso una rivalità artistica, ma perchè riteneva che Carracci avesse visto personalmente la pala del Correggio a Parma, durante il viaggio che avrebbe compiuto proprio nel 1586. In effetti, i Cordoni di San Francesco e l’Ecce Homo proverebbero la presenza di Agostino a Parma proprio tra il 1586 e il 1587.

Osservando le due incisioni e il dipinto, è evidente che il Carracci dipenda dall’interpretazione di Cort per il paesaggio sullo sfondo, gli alberi, il drappeggio. Non escludiamo che Agostino abbia effettivamente vitato la chiesa di Sant’Antonio, ma senza dubbio si attenne anche all’opera di Cort.

Bibliografia

Bartsch, 95; Bellori, p. 115; Le Blanc, 32; De Grazia, n. 142 III/IV; Malvasia, pp. 76, 267,270; Ostrow, 38.

Agostino CARRACI (Bologna 1557 - Parma 1602)

Esponente autorevole dell'Accademia degli Incamminati fondata a Bologna dallo zio Lodovico Carracci, anche Agostino aderì al programma antimanieristico di recuperare la grande tradizione del Rinascimento italiano, rifacendosi agli artisti del primo Cinquecento: Tiziano, Raffaello, Michelangelo e Correggio. A differenza di Lodovico e Annibale, che privilegiarono la pittura su tela o ad affresco, egli si espresse con maggior intensità attraverso l’incisione, che fu per lui la tecnica artistica più idonea, raggiungendo risultati di grande livello, attraverso la luminosità del segno, la chiarezza delle composizioni e l’abilità tecnica del bulino. Con i suoi frequenti viaggi di studio a Parma, Venezia ed infine a Roma (1594 ), dove seguì Annibale chiamato dai Farnese, arricchì ulteriormente la sua cultura, nutrita anche da influenze della grafica contemporanea fiamminga e tedesca. Il suo catalogo di incisioni ammonta a 234 pezzi, e comprende sia soggetti sacri, desunti da invenzioni dei maggiori artisti del tempo - Tintoretto, Barocci, il fratello Annibale, Francesco Vanni e molti altri - e da proprie composizioni, sia soggetti profani, che testimoniano il suo amore per il mondo antico e la classicità.

Agostino CARRACI (Bologna 1557 - Parma 1602)

Esponente autorevole dell'Accademia degli Incamminati fondata a Bologna dallo zio Lodovico Carracci, anche Agostino aderì al programma antimanieristico di recuperare la grande tradizione del Rinascimento italiano, rifacendosi agli artisti del primo Cinquecento: Tiziano, Raffaello, Michelangelo e Correggio. A differenza di Lodovico e Annibale, che privilegiarono la pittura su tela o ad affresco, egli si espresse con maggior intensità attraverso l’incisione, che fu per lui la tecnica artistica più idonea, raggiungendo risultati di grande livello, attraverso la luminosità del segno, la chiarezza delle composizioni e l’abilità tecnica del bulino. Con i suoi frequenti viaggi di studio a Parma, Venezia ed infine a Roma (1594 ), dove seguì Annibale chiamato dai Farnese, arricchì ulteriormente la sua cultura, nutrita anche da influenze della grafica contemporanea fiamminga e tedesca. Il suo catalogo di incisioni ammonta a 234 pezzi, e comprende sia soggetti sacri, desunti da invenzioni dei maggiori artisti del tempo - Tintoretto, Barocci, il fratello Annibale, Francesco Vanni e molti altri - e da proprie composizioni, sia soggetti profani, che testimoniano il suo amore per il mondo antico e la classicità.