La Madonna della Scodella

Riferimento: S42689
Autore Annibale CARRACCI
Anno: 1606
Misure: 165 x 130 mm
2.200,00 €

Riferimento: S42689
Autore Annibale CARRACCI
Anno: 1606
Misure: 165 x 130 mm
2.200,00 €

Descrizione

Acquaforte e bulino, 1606. Esemplare nel secondo state, di tre, con la scritta, in alto a destra “Annib. Carracius in./ et fecit 1606” e avanti l’indirizzo di N. van Aelst.

Bellissima prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva, con sottili margini, in ottimo stato di conservazione.

“È la prima stampa nota di Annibale eseguita dopo il 1600 e dove il mutamento stilistico rispetto alla sua ultima prova (Il Sileno ebbro, del 1600) appare evidente: le figure sono più semplici, di forma quasi geometrica, e vi leggiamo una accentuazione dei forti contrasti di luce e ombra, insieme con un effetto plastico. Il disegno preparatorio del Louvre ricordato dal Mariette nella sua raccolta, mostra codesti tratti ancor più marcati che nella stampa. Allo stesso modo dei dipinti di Annibale della prima decade del Seicento, le figure nel disegno della Madonna 'della scodella' sono fatte di semplici forme plastiche leggermente impreziosite da ampie pieghe voluminose dei panni. I 'pentimenti' nel volto della Vergine dal netto profilo ad angolo e della mano sinistra di Elisabetta sono un esempio di questi tratti. Il vigoroso disegno è importante anche per ricordare i metodi di lavoro dell'artista, che dapprima studiò la collocazione delle teste di Maria e di Elisabetta più vicine al Bambino Gesù, preferendo poi aprire l'angusto triangolo spostando maggiormente le teste verso l'esterno della composizione, col risultato di un rettangolo semplificato costruito da forme grevi e bloccate. I mutamenti d'opinione di Annibale nei disegni risultano dai 'pentimenti' lineari della testa di Maria e della mano di Elisabetta, come dalle cancellature dei pensieri originari mediante acquarello bruno o colore a corpo, e tratto sulla figura o sulla forma mutata, in questo caso nella testa di Elisabetta.

La semplificazione compositiva e delle figure nel foglio del Louvre sono ulteriormente accentuate nell'acquaforte dal tratteggio regolare, uniforme. Nelle stampe degli anni Ottanta e sui primi del decennio successivo, come il San Girolamo, l'artista si servì di una gamma ampia di misure e spazi del tratto. Viceversa, nella Madonna 'della scodella' presentò una tecnica regolare di contorni, segni e trame semplici. I contrasti netti di chiaro e scuro diminuirono l'effetto 'sfumato' di forme lentamente svanite nello spa- zio. Un'altra semplificazione interviene con le figure poste contro un fondo o una tenda neutri che mirano ad accentuare l'andamento orizzontale del piano frontale. Siffatte tendenze degli ultimi dipinti di Annibale verso la semplicità e la geometrizzazione figurano in due delle sue stampe del 1606, la Madonna 'della scodella' e la Coronazione di spine, ma propendono a venire controbilanciate dalla sua ultima stampa con la Adorazione dei pastori (cat. 22 dove il suo stile può esser stato sul punto di volgersi a strade differenti.” (cfr. D. De Grazia, Le Stampe dei Carracci, pp. 244-245, n, 20).

Bibliografia

Bartsch, XXXIX.186.9; D. De Grazia, Le Stampe dei Carracci, pp. 244-245, n, 20.II; Mariette I, p. 317; Le Blanc, 6.

Annibale CARRACCI (Bologna 1560 - Roma 1609)

Fratello minore di Agostino e cugino di Ludovico, di cui fu allievo, è il maggior esponente della scuola bolognese del Seicento, e tra i più grandi esponenti del classicismo italiano del XVII secolo. Dopo un inizio ancora aderente alla cultura tardomanieristica locale, legata ad un realismo alla Campi, l’artista matura il suo linguaggio espressivo cogliendolo dai grandi del Rinascimento italiano, per raggiungere a Roma, con il suo capolavoro degli affreschi in Palazzo Farnese (1595-1604 circa), la più alta espressione della cultura classicista italiana. Seguendo l’esempio di Agostino, l’artista si dilettò anche in incisioni, unendo la tecnica del bulino a quella dell’acquaforte: il suo catalogo di grafica conta 17 stampe, la maggior parte delle quali di soggetto religioso, e solo due di tema mitologico dove rivive a pieno lo spirito alessandrino della favola mitologica.

Annibale CARRACCI (Bologna 1560 - Roma 1609)

Fratello minore di Agostino e cugino di Ludovico, di cui fu allievo, è il maggior esponente della scuola bolognese del Seicento, e tra i più grandi esponenti del classicismo italiano del XVII secolo. Dopo un inizio ancora aderente alla cultura tardomanieristica locale, legata ad un realismo alla Campi, l’artista matura il suo linguaggio espressivo cogliendolo dai grandi del Rinascimento italiano, per raggiungere a Roma, con il suo capolavoro degli affreschi in Palazzo Farnese (1595-1604 circa), la più alta espressione della cultura classicista italiana. Seguendo l’esempio di Agostino, l’artista si dilettò anche in incisioni, unendo la tecnica del bulino a quella dell’acquaforte: il suo catalogo di grafica conta 17 stampe, la maggior parte delle quali di soggetto religioso, e solo due di tema mitologico dove rivive a pieno lo spirito alessandrino della favola mitologica.