Veduta di Gaeta

Riferimento: s241200
Autore Agostino PENNA
Anno: 1829
Zona: Gaeta
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 195 x 145 mm
130,00 €

Riferimento: s241200
Autore Agostino PENNA
Anno: 1829
Zona: Gaeta
Luogo di Stampa: Roma
Misure: 195 x 145 mm
130,00 €

Descrizione

Veduta di Gaeta e Formia tratta da un disegno di Achille Gigante.

L'opera è tratta da "Raccolta di Vedute del Regno di Napoli e suoi contorni, disegnate dal vero" stampata a Roma da Antonio Pogggioli nel 1829. Le tavole sono disegnate e sottoscritte da Francesco Santarelli, Tommaso Dessoulavy, Silvestro Bossi e incise da Pietro Barboni e Agostino Penna.

Incisione in rame, in ottimo stato di conservazione. Rara.

Agostino PENNA (1807-1881)

Agostino Penna (1807-1881), benché non possa ascriversi tra i personaggi di spicco della scena artistica romana della prima metà dell’Ottocento – in particolare nell’ambito del vedutismo, su cui domina pressoché incontrastata la figura di Luigi Rossini – la sua opera grafica, nel complesso quantitativamente piuttosto esigua, presenta tuttavia elementi di indubbia originalità. Penna fu, soprattutto, pienamente partecipe del clima di rinnovamento degli studi archeologici della Roma di Carlo Fea e Antonio Nibby, coincidente con i tanti scavi e restauri di antichità degli anni Venti e Trenta del XIX secolo. Penna nacque a Roma il 21 dicembre 1807 e visse, fino ad oltre i trent’anni, nella parrocchia di Santa Maria Maggiore, in un appartamento in via di San Paolo Primo Eremita, insieme al padre, rimasto vedovo, ed ai tre fratelli minori Luigi, Stefano e Camillo. Dovette verosimilmente apprendere l’arte incisoria dal padre, che non risulta aver avuto un proprio studio distinto dall’abitazione; quest’ultima era comunque situata in prossimità delle Quattro Fontane, non lontana da piazza Barberini, area con una notevole concentrazione di studi di artisti e scultori, meta di turisti in cerca di opere da acquistare, quali statue, dipinti, stampe e souvenirs. Non si hanno notizie su come e dove Penna avesse appreso i principi del disegno, ed in particolare di quello architettonico, ma sta di fatto che, non ancora ventenne, si mise in luce con una serie di vedute di piccolo formato dedicate ad antichità romane, con il titolo Raccolta di dodici Vedute antiche di Roma disegnate ed incise alla pittorica da Agostino Penna nell’anno 1827 su commissione della Calcografia Camerale. Sempre nel 1827 Penna iniziò a produrre una serie di incisioni, di formato stavolta più grande, con vedute di Roma antica e moderna, molto ben pubblicizzate dal “Diario di Roma”: l’opera venne intrapresa su sottoscrizione con il contributo di un “copioso numero degli artisti principali che si sono associati”. Gli anni compresi tra il terzo e il quarto decennio del XIX secolo furono senz’altro i più prolifici e il suo nome compare a più riprese negli elenchi degli esercizi commerciali dei professionisti sotto la voce Incisori in rame; lo studio di Penna risulta ubicato inizialmente in via delle Quattro Fontane 49 e in seguito in via dei Chiavari, dove risiedeva. Dagli anni Quaranta la sua attività di incisore sembra iniziare a diradarsi, limitandosi probabilmente alla sola traduzione a stampa di invenzioni altrui, come nel caso della grande incisione del Panorama di Roma (1846) basata su un disegno di Wilhelm Friedrich Gmelin(1760-1820) iniziata ad essere incisa da Wilhelm Noack (1800-1833) verso il 1830 ma lasciata incompiuta. Dovette incominciare da questo momento in poi ad intraprendere pressoché esclusivamente l’attività di commerciante di stampe e di agente corrispondente per la vendita di pubblicazioni periodiche estere. Penna morì il 7 novembre 1881 ed il funerale fu officiato nella chiesa della sua parrocchia, San Carlo ai Catinari: nel libro parrocchiale dei defunti è registrato come “Penna Don Augustinus Romanus”, segno che l’anziano artista doveva godere allora di una notevole reputazione

Agostino PENNA (1807-1881)

Agostino Penna (1807-1881), benché non possa ascriversi tra i personaggi di spicco della scena artistica romana della prima metà dell’Ottocento – in particolare nell’ambito del vedutismo, su cui domina pressoché incontrastata la figura di Luigi Rossini – la sua opera grafica, nel complesso quantitativamente piuttosto esigua, presenta tuttavia elementi di indubbia originalità. Penna fu, soprattutto, pienamente partecipe del clima di rinnovamento degli studi archeologici della Roma di Carlo Fea e Antonio Nibby, coincidente con i tanti scavi e restauri di antichità degli anni Venti e Trenta del XIX secolo. Penna nacque a Roma il 21 dicembre 1807 e visse, fino ad oltre i trent’anni, nella parrocchia di Santa Maria Maggiore, in un appartamento in via di San Paolo Primo Eremita, insieme al padre, rimasto vedovo, ed ai tre fratelli minori Luigi, Stefano e Camillo. Dovette verosimilmente apprendere l’arte incisoria dal padre, che non risulta aver avuto un proprio studio distinto dall’abitazione; quest’ultima era comunque situata in prossimità delle Quattro Fontane, non lontana da piazza Barberini, area con una notevole concentrazione di studi di artisti e scultori, meta di turisti in cerca di opere da acquistare, quali statue, dipinti, stampe e souvenirs. Non si hanno notizie su come e dove Penna avesse appreso i principi del disegno, ed in particolare di quello architettonico, ma sta di fatto che, non ancora ventenne, si mise in luce con una serie di vedute di piccolo formato dedicate ad antichità romane, con il titolo Raccolta di dodici Vedute antiche di Roma disegnate ed incise alla pittorica da Agostino Penna nell’anno 1827 su commissione della Calcografia Camerale. Sempre nel 1827 Penna iniziò a produrre una serie di incisioni, di formato stavolta più grande, con vedute di Roma antica e moderna, molto ben pubblicizzate dal “Diario di Roma”: l’opera venne intrapresa su sottoscrizione con il contributo di un “copioso numero degli artisti principali che si sono associati”. Gli anni compresi tra il terzo e il quarto decennio del XIX secolo furono senz’altro i più prolifici e il suo nome compare a più riprese negli elenchi degli esercizi commerciali dei professionisti sotto la voce Incisori in rame; lo studio di Penna risulta ubicato inizialmente in via delle Quattro Fontane 49 e in seguito in via dei Chiavari, dove risiedeva. Dagli anni Quaranta la sua attività di incisore sembra iniziare a diradarsi, limitandosi probabilmente alla sola traduzione a stampa di invenzioni altrui, come nel caso della grande incisione del Panorama di Roma (1846) basata su un disegno di Wilhelm Friedrich Gmelin(1760-1820) iniziata ad essere incisa da Wilhelm Noack (1800-1833) verso il 1830 ma lasciata incompiuta. Dovette incominciare da questo momento in poi ad intraprendere pressoché esclusivamente l’attività di commerciante di stampe e di agente corrispondente per la vendita di pubblicazioni periodiche estere. Penna morì il 7 novembre 1881 ed il funerale fu officiato nella chiesa della sua parrocchia, San Carlo ai Catinari: nel libro parrocchiale dei defunti è registrato come “Penna Don Augustinus Romanus”, segno che l’anziano artista doveva godere allora di una notevole reputazione